Sebbene ci sia poco di cui sorridere di questi tempi, è sempre meglio essere discreti e vestire elegante: sapete, l'occasione giusta può sempre arrivare. Almeno così dicono i barboni. Dunque, meglio stare allerta.
Anyway, il tema di oggi è molto divertente, si tratta infatti della separazione.
Perché non ridete?... Come dite? Non la trovate divertente? Mh. Torniamo indietro di qualche decennio, quando da piccoli giocavate nella vostra stanzetta distruggendo qualsiasi cosa vi affidavano i vostri genitori. Alzi la mano chi non si divertiva nel separare i mattoncini LEGO per poi costruire nuove forme divers
e, nuove idee per star bene.La convivenza sfrutta lo stesso principio e assume le stesse forme: altro non è che un settaggio mentale in cui due mattoncini diversi, aventi però lo stesso attacco - altrimenti non esisterebbe alcun incastro - si lanciano in una sfida di equilibrismo.
Dopo diversi tentantativi singoli, provano a unirsi con la convinzione di poter trovare l'equilibrio perfetto. Ma cosa succede se, ad un certo punto, questi simpatici mattoncini si trovano in un luogo pericoloso?
Pensateli a ridosso di uno spigolo: uno sfrutta la sua base mentre l'altro, aggrappato alle sue spalle, si sporge su di un lato per capire quanto profondo può essere l'abisso. Basta uno spiferro. Crollano, tremanti, sul pavimento. La scissione è violenta, la legge di gravità non perdona. La pavimentazione in pietra ne soffre per qualche secondo, poi passa tutto. Il bambino sorride, riprende i suoi mattoncini colorati e li getta nello scatolo.
E così avviene coi sentimenti, li sfruttiamo finchè non appagano il nostro spirito. Una volta finita l'alchimia, li gettiamo pretendendone degli altri. Per giunta migliori.
La separazione è troppo divertente. E sapete perché? Perché a contare, alla fine dei giochi, non è il mattoncino ma il bambino. Peccato smetta, prima o poi, di ridere.
Quello è l'abisso.
30/08/2009












